Pubblicazioni e Report

Il presente documento costituisce il Report finale di monitoraggio del progetto #PRESIDIEDUCATIVILUCANI e riporta le risultanze delle attività progettuali che sono state attuate tra ottobre 2019 e dicembre 2021 1. Le attività sono state sospese tra marzo e giugno 2020 a causa della pandemia da Covid-19. La sospensione delle attività ha reso necessaria la richiesta di proroga che ha determinato la conclusione del progetto il 18 dicembre 2021. Tuttavia, al fine di consentire l’espletamento degli adempimenti formali, il progetto si è concluso definitivamente in data 10 gennaio 2022.
Il progetto si propone di realizzare, in tre territori lucani differenti per caratteristiche demografiche, geomorfologiche e bisogni espressi dalla popolazione, dei presidi educativi che rappresentino il punto di incontro di soggetti (pubblici e privati) ove far confluire delle buone pratiche, migliorando l’offerta dei servizi territoriali che abbiano al centro del loro interesse i bisogni dei minori, al fine di creare una “comunità educante”.
Mediante l’attuazione di attività formative, di sensibilizzazione, laboratoriali e culturali, si intende accrescere la cultura dell’accoglienza, della condivisione e della parsimonia, con l’obiettivo di favorire la coesione sociale ed arginare forme di esclusione sociale, contrastando ogni forma di povertà.

Se è vero che la globalizzazione ha portato a enormi vantaggi in termini di libertà di movimento, scambio, pensiero, è anche vero che ha contribuito ad accrescere vulnerabilità e precariati, dando vita a nuovi bisogni, povertà e disuguaglianze. Le forti pressioni generate da questo movimento – unite all’avanzare della crisi economica e in ultimo della crisi pandemica – hanno di fatto messo in discussione il modello originario del Welfare State. Dunque dinanzi a un mondo sempre più aperto e a confini sempre più incerti si rende necessaria l’attenzione ai bisogni specifici, localizzati in aree ben determinate, nelle comunità come il quartiere, il piccolo borgo, la comunità montana o isolana. Il volume punta la sua lente sulle tappe e sulle sfide di questo percorso in fieri da un welfare nazionale e istituzionale a uno generato direttamente sul territorio, in cui l’allargamento decisionale e le forme di partecipazione sono alla base di una progettazione che parte dal basso come espressione diretta dei bisogni della comunità e prossima a tutti i componenti di una singola collettività.

Il volume intende riflettere sul ruolo del sociologo in contesti scolastici ed extrascolastici in percorsi volti a contrastare il fenomeno della povertà educativa, dell’inclusione sociale e della didattica innovativa. Un’attività che si concretizza con una azione, sperimentata in Basilicata e denominata “Gathering”, ove l’esperto ha il compito di supportare la valutazione dei bisogni dei singoli (alunni, genitori, insegnanti e dirigenti scolastici e amministratori locali) e dell’intera comunità per poi pianificare, coordinare e poi valutare azioni adeguate al contesto territoriale e soddisfacenti per tutti i beneficiari. Rocco Di Santo è sociologo della Salute. Svolge attività di formazione, ricerca e studio per aziende sanitarie, università, istituti scolastici, fondazioni, centri studi, imprese sociali, e associazioni su temi riguardanti la disabilità (in modo specifico l’autismo e altri disturbi del neurosviluppo), uso dell’ICF nei sistemi sociosanitari e a…

IIl volume si rivolge agli insegnanti di ogni ordine e grado, in particolare modo i docenti di sostegno per alunni con disabilità e ogni altra forma di bisogno educativo.
Il presupposto è che conoscenza, comprensione e motivazione personale sono basilari per una offerta scolastica sempre più attenta alle necessità educative e didattiche di ogni singolo alunno e soprattutto per favorire processi di inclusione adeguati ed efficaci.
Infatti, scopo di questo opuscolo è quello di fornire un supporto costante per l’insegnante che intende approfondire alcune condizioni di salute che rientrano nel quadro diagnostico dei Disturbi del Neurosviluppo.
Tali condizioni rappresentano l’inquadramento diagnostico tra i più frequenti presenti nella popolazione scolastica. Alcune di esse, sono tutelate dalla L.104/92, dunque disabilità psico-fisiche e/o sensoriali. Sono un esempio le disabilità intellettive e i disturbi dello spettro autistico. Altre condizioni invece, non sono annoverabili come disabilità (intesa in senso stretto) ma sono considerate esclusivamente come Bisogni Educativi Speciali (BES). Tra questi vi sono per esempio i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (vedi L.170/2010) o Disturbi della Comunicazione.
Ove presente una condizione riconosciuta come disabilità, i docenti sono tenuti a redigere un Piano Educativo Individualizzato (PEI); al contrario devono predisporre un Programma Didattico Personalizzato (PDP) per gli alunni definiti con BES.

Dinanzi alle nuove sfide, la società odierna è intenta a trovare soluzioni alternative allo stato sociale così come tradizionalmente inteso. Dalla centralità dello Stato si sta gradualmente passando ad un welfare circoscritto a determinati territori per soddisfare i bisogni della comunità locale. Per questo il ruolo del cittadino, oltre che delle aziende locali (pubbliche o private), diventa centrale, attivo e partecipe. La progettazione sociale diventa lo strumento indispensabile per reperire fondi necessari per poter operare nel rispetto di una governance locale ove tutti gli attori sono protagonisti. Il protagonismo del cittadino va oltre il concetto di comunità rivalutando il concetto di prossimità.
Con la crisi del welfare State, inteso come intervento dello Stato centrale in qualità di regolatore di risorse economiche finalizzate al contrasto di forme di povertà ed emarginazione, si sono avute diverse formule alternative che hanno combinato altri attori e in tutte le dimensioni possibili.
Nell’ultimo decennio sta prendendo valore la necessità di creare un welfare più attento alla dimensione microistituzionale e dunque territoriale, ove gli ordini interagiscono e sono tutti sullo stesso livello, senza particolari gerarchie. Un modello poliarchico e sussidiario, aperto, dove i cittadini sono gli attori principali senza alcuna sudditanza. In questa cornice è possibile creare le condizioni per poter fronteggiare quel fenomeno spesso latente che è la povertà educativa intesa come la limitazione di bambini e adolescenti nel vivere in un contesto di vita adeguato e poter offrire le condizioni per poter apprendere, avere maggiore consapevolezza di sé e gli altri; sperimentare e potenziare le proprie capacità, coltivare le proprie attitudini e far emergere il proprio talento



